La prospettiva evolutiva

Evoluzionismo e cervello
Evoluzionismo e cervello

Panksepp, in diverse occasioni sottolinea come i suoi studi acquistino una maggiore efficacia in una prospettiva evoluzionistica e l’evoluzionismo considerato da Panksepp è il selezionismo darwiniano.
Il selezionismo permette a Panksepp di indagare, come abbiamo detto, non solo il “come” delle emozioni, ma anche il “perché”, seguendo una prospettiva storico-evolutiva. Per evidenziare ciò, Panksepp decide di intitolare il suo secondo testo Archeologia della mente (2012): come un archeologo, scienziato dell’antichità, Panksepp si propone di indagare la mente così come è andata sviluppandosi nell’evoluzione. Come l’archeologo parte dall’osservazione della realtà per ricostruire scientificamente le società che si sono succedute, allo stesso modo Panksepp studia il cervello umano e quello delle altre specie per capirne lo sviluppo. L’archeologo Panksepp come il geologo Darwin: entrambi partono dall’osservazione della realtà e ne indagano le cause e la storia profonda.
La teoria dell’evoluzione per selezione naturale, teorizzata da Darwin e sostenuta da Panksepp, afferma che i mutamenti nelle varie specie sono dovuti alle discendenze con modificazioni, in una stretta connessione tra la successione nel tempo e l’avvicendamento nello spazio. Il cambiamento «potrebbe non essere progressivo quando una specie si altera» ma può avvenire anche «per saltum» (A. Attanasio, 2010, p. 9). Non c’è quindi un «confluire delle forme una nell’altra», quel che viene chiamato «inosculation», ma «una mutazione o trasformazione di una specie in un’altra, vista come unione di discendenza da un antenato comune e trasmutazione, cioè discendenza con modificazioni» (Ivi, p. 9-10). È da notare che Darwin, a differenza di Panksepp, non usa mai il termine «evoluzione», perché spesso intriso di una connotazione teleologica che lo studioso non ammetteva, infatti «la selezione naturale, o la sopravvivenza del più adatto, non richiede necessariamente uno sviluppo progressivo – essa unicamente si avvantaggia delle variazioni che sorgono e che sono utili a ciascuna creatura nelle sue complesse relazioni di vita» (C. Darwin, 1872, p. 136). L’evoluzione, inoltre, non avviene «linearmente all’interno delle singole specie, ma nella lotta tra le specie. Il risultato non è una crescita continua, bensì alternanza di estinzioni e nascita di nuove specie» (A. Attanasio, 2010, p. 12), con anche «fenomeni di stasi evolutiva» (T. Pievani, 2012 p. 86). La selezione «conserva, estingue, accumula, diffonde e fa fluttuare le variazioni, trasformando le specie» (Ivi, p. 78).
La teoria dell’evoluzione per selezione naturale prevede, quindi, che nel corso dell’evoluzione storica siano apparse delle variazioni, in alcuni casi vantaggiose, che, se ereditabili, sono state trasmesse ai discendenti. Ciò che determina se una variazione è vantaggiosa o meno è un fattore che appare determinante nella teoria darwiniana: l’adattamento. Pertanto «le varietà [delle specie] si perpetuano o si succedono a seconda dell’adattamento a un contesto, e la morte delle specie è dovuta al non adattamento al contesto» (A. Attanasio, 2010, p. 14). L’adattamento al contesto lega l’ereditarietà delle variazioni alle situazioni spazio-temporali, ma anche sociali e culturali, in cui gli organismi si trovano ad operare. L’organismo è un «protagonista» attivo in un «ambiente attivo», storicamente e geograficamente determinato (T. Pievani, 2012, p. 80), ma queste variazioni non sono dovute in alcun modo alla volontà degli organismi. Le pressioni adattative, inoltre, non fanno neppure «emergere variazioni all’uopo, secondo processi preferenziali o tendenze, ma è la sopravvivenza differenziale che filtra varianti di per sé intrinsecamente non direzionate» (Ivi, p. 97).
La selezione non ha uno scopo, non è lineare e, inoltre, non ha una fine perché è plasmabile, in modo indefinito, dal mutare delle condizioni. Tale selezione, però, non è onnipotente perché le variazioni sono legate alle condizioni organiche e inorganiche contingenti dell’organismo e i vincoli strutturali assumono una grande importanza dal momento che, a loro volta, sono l’eredità di adattamenti precedenti. C’è quindi una continuità nella discendenza perché c’è una gradualità nella evoluzione.
Come mostra Panksepp, la selezione è in grado di spiegare anche come si siano evoluti i sistemi cerebrali più raffinati. Strutture dell’organismo più complesse derivano da stati strutturali più semplici che hanno rappresentato, al loro emergere, un certo vantaggio per l’organismo. Quindi, ciò significa che le strutture che oggi svolgono una determinata funzione non svolgessero la stessa funzione negli stati primitivi; le funzioni possono essere state svolte nei primordi da strutture differenti; le stesse funzioni possono essere svolte da diverse strutture; infine, funzioni differenti possono essere svolte dalle stesse strutture. Tali ipotesi trovano conferma nei più recenti studi delle neuroscienze e lo stesso Panksepp ce ne mostra alcuni esempi, come nel caso dell’emergere del sistema della cura da quello del desiderio sessuale o delle diverse vie neurali che trasportano le informazioni sensoriali ai sistemi sottocorticali e alla neocorteccia.
Le variazioni strutturali degli organismi sono, pertanto, strettamente intrecciate alle variazioni socio-culturali; pertanto, la storia, la cultura e la società giocano un ruolo determinante nel plasmare la nostra dotazione biologica. Questo modello pluralista della selezione naturale che Panksepp segue non è perciò riconducibile al modello identificato come ultra-darwinismo. Quest’ultimo, infatti, è centrato sui geni e sulla loro trasmissibilità e gli organismi svolgono solamente il ruolo di veicoli di tali geni. Per Panksepp, come per Darwin, gli organismi nella storia evolutiva hanno un ruolo attivo: «sono individui che lottano per vivere e gli ecosistemi, e soprattutto i sistemi sociali, non sono cooperative per la riproduzione dei geni, bensì complesse interazioni pregne di storia e di cultura» (A. Attanasio, 2010, p. X).
In questa storia evolutiva così teorizzata, l’emergere delle emozioni rappresenta un punto di svolta molto importante e per questo lo studio sulle emozioni acquista una posizione centrale. Infatti le emozioni non solo hanno una base biologica e culturale integrate, ma, come teorizzano entrambi, «formano la base per lo sviluppo delle capacità superiori» (C. Darwin, 1971, p. 74). Le emozioni, inoltre, sono esperite da tutti gli animali. Ad una tale conclusione Panksepp arriva attraverso lo studio delle omologie delle strutture sottocorticali che mediano queste emozioni, ma lo stesso veniva affermato dallo stesso Darwin osservando un altro tipo di omologia: quella delle strutture muscolari che sono coinvolte nell’espressione delle emozioni, oltre alla similarità delle espressioni stesse. Pertanto, citando Darwin, Panksepp afferma che «la differenza tra la mente animale e quella umana è solo di grado e non di specie» (J. Panksepp et al. 2012, p. 8).
La teoria dell’evoluzione per selezione naturale di Darwin trova in Panksepp e nelle neuroscienze affettive una decisiva conferma sia della validità dell’impianto che di numerose intuizioni avute da Darwin. Ma se Darwin trova in Panksepp delle conferme, Panksepp, a sua volta, trova in Darwin una solida base teorica in grado di articolare e sistematizzare i risultati dei suoi studi.


Bibliografia:

  • Attanasio A., 2010, Darwinismo morale. Da Darwin alle neuroscienze, Torino, Utet.
  • Darwin C., 1871, The Descent of Man, and Selection in Relation to Sex, Londra, Murray (tr. it. L’origine dell’uomo, Roma, Newton Compton, 2006).
  • Darwin C., 1872, On the Origin of Species by Means of Natural Selection, or the Preservation of Favoured Races in the Struggle for Life, Londra, Murray (tr. it. L’origine delle specie, Torino, Boringhieri, 1959).
  • Panksepp J., Asma S., Curran G., Gabriel R., Greif T., 2012, The Philosophical Implications of Affective Neuroscience, in «Journal of Consciousness Studies», 19, n. 3-4, pp.6-48.
  • Panksepp J., Biven L., 2012, The Archeology of Mind. Neuroevolutionary Origins Of Human Emotions, New York, W.W. Norton & Company (tr. it. Archeologia della mente. Origini neuroevolutive delle emozioni umane, Milano, Cortina, 2014).
  • Pievani T., 2012, Introduzione a Darwin, Roma-Bari, Laterza.

Tomas CiprianiIl sito è stato creato ed è gestito, nei contenuti e nella parte grafica, da Tomas Cipriani, laureato in filosofia morale alla Sapienza di Roma e appassionato di neuroscienze e neurofilosofia.

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